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Dettagli Evento:

  • mar
    14
    mar
    2017

    Innovazione Sociale e Sviluppo Economico

    9:30LUISS G. Carli - Sala delle Colonne

    Si è parlato di Innovazione Sociale e Sviluppo Economico all'Università Luiss, lo scorso 14 marzo in un convegno organizzato in occasione dei 30 anni di Vises, la Onlus di riferimento di Federmanager, presieduta da Rita Santarelli. L’incontro ha rappresentato un’interessante momento di confronto e dibattito su questo grande tema, e sul ruolo del management nella ideazione e diffusione di iniziative di innovazione al servizio della comunità e del territorio. L'innovazione sociale rappresenta ormai una realtà centrale anche a livello economico, fenomeno in grado di originare modelli più sostenibili a livello sociale e ambientale.

    L’incontro ha avuto l’obiettivo di approfondire, con riflessioni scientifiche, riferimenti teorici, condivisione di esperienze e sperimentazioni, le trasformazioni che l’innovazione sociale può introdurre all'interno della nostra società, rispondendo a bisogni di primaria importanza e introducendo al contempo nuovi e più innovativi modelli di sviluppo.

    Tra le buone pratiche presentate durante il convegno anche un servizio finalizzato all'inserimento professionale degli immigrati realizzato a Bologna grazie ad un’iniziativa pilota Manager Innovatori promossa da Unindustria e Federmanager Bologna, realizzata da Vises Onlus, con il finanziamento di Fondirigenti per creare valore condiviso sul territorio, offrendo ai manager l'opportunità di restituire ai territori e alla collettività un fondamentale patrimonio di competenze e conoscenze, in contesti esterni all'impresa, in molti casi facendo da ponte tra giovani, mondo della scuola e delle professioni.

    Come ricorda Ignazio Pomini (AD di HSL) in un suo recente articolo, il dibattito sulle professioni di domani è un tema non facile da affrontare, perché fare previsioni è sempre difficile, soprattutto in questi tempi segnati da una profonda accelerazione tecnologica, la cui portata sfugge persino agli esperti. Il poderoso sviluppo dell’intelligenza artificiale, dei robot di nuova generazione, delle tecnologie additive, della genetica porterà certamente alla distruzione di molti posti di lavoro tradizionali, ma anche alla nascita di nuove professioni. E questo fatto riguarda tutti: i politici, gli educatori, gli imprenditori, i cittadini giovani e vecchi, la società nel suo complesso.

    Molti dei posti di lavoro di domani saranno legati a competenze tecno-scientifiche di altissimo livello, ad esempio nel settore dei big data, ma un posto importante svolgano lavori dove la manualità, la creatività e il saper fare giocano un ruolo importante. Quelle professioni, cioè, dove l’Italia, grazie al suo background storico e produttivo, ha un tesoro da valorizzare (ce lo insegna l’economista Stefano Micelli nel suo saggio “Futuro artigiano”).

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