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17Lug 2018

Ricomincio da… 4 – Sondaggio sull’Industria 4.0

Partecipa all’indagine sulle tecnologie abilitanti, le competenze organizzative e gli strumenti finanziari a supporto della digitalizzazione delle imprese. Ricomincio da… 4 è un progetto di Fondirigenti, Federmeccanica e Federmanager nato con l’obiettivo di contribuire ad accrescere la consapevolezza sul tema Industria 4.0

I primi utenti che completeranno il sondaggio riceveranno una copia digitale dell’Impact Report 2017 di Fondirigenti, che contiene dati e informazioni quali-quantitative sulle competenze 4.0 per gestire la transizione al digitale.

Clicca sul pulsante qui sotto per partecipare all’indagine.

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13Lug 2018

Skill per Industria 4.0: indagine sulle imprese di Varese e Como

In uno scenario industriale in forte cambiamento, le capacità e le competenze di ogni individuo, dall’operatore con le più semplici mansioni fino al manager chiamato a coordinare l’azienda, assumono un’importanza cruciale. Ma quali sono gli skill necessari alle imprese per affrontare la navigazione in mare aperto verso i porti dell’industria 4.0?

Un’indagine promossa da Fondirigenti sulle imprese dei territori di Varese e Como e realizzata  dai ricercatori della LIUC Business School, in collaborazione con SPI  Servizi & Promozioni Industriali (la società di servizi dell’Unione Industriali di Varese) e Enfapi Como, ha individuato quelli che potremmo definire gli skill 4.0 necessari alle imprese di due territori tra i più manifatturieri d’Italia.

Critical thinking, problem solving and decision making, creativity, comunication and collaboration, technical, information management: queste le competenze indispensabili per il capitale umano in tempi di industria 4.0, il nuovo paradigma organizzativo, e non solo tecnologico, che mira a trasformare i sistemi di produzione ricorrendo al digitale attraverso l’utilizzo sempre più intensivo dei Big Data, dell’Internet of Things, dei cyber-physical systems, dell’artificial intelligence, del cloud computing e dell’additive manufacturing.

Per tutti i pilastri dell’industria 4.0 c’è una buona consapevolezza, da parte delle imprese, sulla necessità di pianificare e programmare investimenti con un orizzonte di medio periodo. Tuttavia, emerge una sorta di divario, tra l’importanza percepita e gli effettivi investimenti già programmati per centrare questo obiettivo.

La ricerca di LIUC Business School non offre solo la fotografia dell’esistente. Avanza anche la proposta di un modello formativo in grado di sostenere le aziende nello sviluppo delle competenze per l’implementazione dell’industria 4.0, che faccia ampio uso dello strumento degli i-FAB, per simulare il funzionamento di una fabbrica organizzata secondo logiche Lean, utilizzando gli strumenti propri del paradigma industria 4-0. Un dispositivo formativo che nasce dalla convinzione che imparare facendo sia l’unica strada da intraprendere per innovare i modelli organizzativi delle aziende.

Leggi il  Comunicato e la Rassegna stampa

 

 

 

11Lug 2018

Execution Agility: cosa è e come svilupparla

In un mondo entrato nell’era digitale sempre più competitiva e in continua accelerazione, le aziende devono essere capaci di “fare di più con meno e più in fretta”.

Execution Agility cos e come svilupparla manichino sfondo bianco con frecce stilizzate

Questo è possibile se si hanno una vision chiara e un’organizzazione in grado di trasformare in modo rapido ed efficace le proprie idee in concreti fatti di business, ovvero se l’azienda è guidata da una mentalità collettiva basata sull’Execution Agility e sui suoi valori di riferimento: velocità, leggerezza, flessibilità, affidabilità, innovazione (mindset digitale).

Execution Agility significa:

  • Catturare le opportunità prima dei rivali (Acumen Agility)
  • Formulare strategie di più diretti vantaggi
  • Prendere decisioni fluide e coerenti (Volition Agility)
  • Imparare velocemente il necessario (Learning Agility)
  • Lavorare ovunque puntando al risultato
  • Digitalizzare l’uso dei processi (Process Agility)

Come si diventa un’Impresa Agile?

Il primo passo, al fine di indicare quali sono i gap da colmare, è rilevare il livello di Execution Agility presente all’interno dell’impresa, attraverso:

  • Assessment sulle competenze dell’Agility per i manager chiave (Istinto a concludere, Pulsione al risultato, Velocità di soluzioni, Automotivazione)
  • Analisi approfondita della cultura interna e delle dinamiche relazionali presenti
  • Studio degli aspetti organizzativi (organigramma, processi, procedure…)
  • Valutazione della comunicazione e marketing interno

Una volta individuato il gap esistente tra “as is” e livello di Agility desiderato e focalizzate le aree di miglioramento su cui intervenire, si elabora un piano d’azione ad hoc basato sull’attivazione di cinque leve specifiche:

  1. Management and Key People, come sponsor e facilitatori del cambiamento verso una maggiore Execution Agility: è la leadership che cambia le aziende
  2. Comunicazione e Marketing Interni, con un piano volto a coinvolgere e motivare l’intera popolazione aziendale nel declinare in comportamenti quotidiani i 5 valori guida dell’Agility
  3. Meccanismi HR di Supporto, coerenti: coaching ai ruoli chiave aziendali affinché agiscano secondo le nuove modalità, formazione sulle competenze dell’Agility, revisione dei sistemi di valutazione e rewarding
  4. Task Force, che realizzano il cambiamento nei fatti attraverso la proposta e realizzazione di progetti dedicati
  5. Interventi di Re-Ingegnerizzazione e Digitalizzazione di Processi e Procedure, al fine di snellire i processi aziendali, favorire la collaborazione tra le persone, velocizzare le decisioni, ingaggiare clienti e fornitori in modo efficace.

Nel mare incertum attuale, non è più il pesce più grande che mangia il più piccolo, ma il più veloce, quello che sconfigge i suoi competitors più lenti: per le imprese che vogliono continuare ad esistere, evolvere verso l’Execution Agility non rappresenta più un’opportunità ma un bisogno sempre più impellente.

4Lug 2018

Cos’è l’industria 4.0 e perché è importante saperla affrontare

Industria 4.0: cos’è?

Negli ultimi tempi, si sente parlare sempre più spesso di Industria 4.0, eppure ancor oggi non tutti sanno esattamente di cosa si tratti e perché sia così importante saperla affrontare.

Si tratta di una rivoluzione industriale, la quarta per esattezza. Il termine Industria 4.0 indica una tendenza dell’automazione industriale che integra alcune nuove tecnologie produttive per migliorare le condizioni di lavoro e aumentare la produttività e la qualità produttiva degli impianti. Sul piano macro-economico si tratta di un trampolino per ridare slancio all’economia italiana, secondo Paese manifatturiero d’Europa.

Le nuove tecnologie digitali avranno un impatto profondo nell’ambito di quattro principali direttrici di sviluppo: la prima riguarda l’utilizzo dei dati, la potenza di calcolo e la connettività e si declina in big data, open data, Internet of Things, machine-to-machine e cloud computing per la centralizzazione delle informazioni e la loro conservazione.

La seconda è quella degli analytics: una volta raccolti i dati, bisogna ricavarne valore. Oggi solo l’1% dei dati raccolti viene utilizzato dalle imprese, che potrebbero invece ottenere vantaggi “imparando” dai dati via via raccolti e analizzati.

La terza direttrice è l’interazione tra uomo e macchina, che coinvolge le interfacce “touch”, sempre più diffuse, e la realtà aumentata.

Infine c’è tutto il settore che si occupa del passaggio dal digitale al “reale” e che comprende la manifattura additiva, la stampa 3D, la robotica, le comunicazioni, le interazioni machine-to-machine e le nuove tecnologie per immagazzinare e utilizzare l’energia in modo mirato, razionalizzando i costi e ottimizzando le prestazioni.

L’importanza dell’Industria 4.0: affrontare la digitalizzazione

Se vi è una parola che può descrivere l’Industria 4.0, è sicuramente ‘digitalizzazione’. Questo processo richiede l’impiego non solo di tecnologie adatte, ma anche di specialisti in grado di gestire le problematiche relative ai processi di transizione dall’analogico al digitale.

Il processo in sé cambierà completamente il lavoro, non solo per i più junior, ma anche per i dirigenti che dovranno adeguarsi al cambiamento, acquisendo nuove skills.

Cos'è l'industria 4.0 e perché è importante saperla affrontare - chiodini collegati da fili

Nel 2020 il problem solving rimarrà la soft skill più ricercata, ma diventeranno più importanti il pensiero critico e la creatività. Proprio perché lo scenario è in rapida evoluzione, dobbiamo attrezzarci per cogliere i benefici dello Smart Manufacturing, l’innovazione digitale nei processi dell’industria.

Come ci ricorda l’Osservatorio sulla Digital Innovation del Politecnico di Milano, nel breve termine si possono prevedere saldi occupazionali negativi, nel medio-lungo termine non è assolutamente certa una contrazione degli occupati in numero assoluto, considerato anche l’impatto nell’indotto, in particolar modo nel terziario avanzato.

Il nostro Paese deve sapere cogliere a pieno i benefici della quarta rivoluzione industriale, attuando iniziative sistemiche per lo sviluppo dello Smart manufacturing e fornendo ai lavoratori le competenze digitali per le mansioni del futuro. Sarà necessario quindi sviluppare delle nuove competenze nella gestione dei dati, ma anche munirsi di strumenti hardware e software in grado di sfruttare i vantaggi della della quarta rivoluzione industriale. Con questi obiettivi è stato varato il Piano Nazionale Industria 4.0.

Nel nostro Paese, come rileva un’indagine promossa da Federmeccanica, esiste una scarsa conoscenza di Industria 4.0 anche da parte di manager e imprenditori.

Cos'è l'industria 4.0 e perché è importante saperla affrontare - braccio robotico

In considerazione dell’importanza del tema, Fondirigenti ha deciso di finanziare – nell’ambito delle proprie iniziative strategiche 2017 – il progetto “Ricomincio da…4”, promosso da Federmeccanica e Federmanager, con l’intento di avviare un percorso di in-formazione on-line dedicato a “Industria 4.0“.

La finalità del progetto è quella di accompagnare gli imprenditori e i dirigenti d’azienda nel percorso di transizione verso Industria 4.0.

Ricomincio da…4, infatti, si pone l’obiettivo di contribuire ad accrescere la consapevolezza dei dirigenti sul tema Industria 4.0, al fine di poter avviare o implementare il ricorso alle nuove tecnologie.

Attraverso una piattaforma web messa a disposizione da Fondirigenti , imprese e manager possono fruire di contenuti In-Formativi dedicati a tecnologie, competenze, organizzazione del lavoro e strumenti finanziari.

 

4Lug 2018

Come finanziare la formazione manageriale

Avere manager preparati e competenti permette di garantire all’azienda una guida più sicura con un know how in grado di conseguire risultati migliori. I manager, poi, devono essere costantemente informati sulle novità del proprio settore, per questo motivo è importante che possano seguire dei percorsi di sviluppo e aggiornamento delle proprie competenze.

Come finanziare la Formazione manageriale - cubi di legno con background nero

Grazie a Fondirigenti è possibile finanziare la formazione manageriale. Ma come funziona esattamente e come è possibile aderire al Fondo? Scopriamolo insieme in questa breve guida.

Fondirigenti  è il più grande fondo per la formazione dei dirigenti esistente in Italia, con il 75% del mercato. Si tratta di un Fondo importante e in continua crescita: ad oggi sono 14 mila le aziende che hanno aderito e il numero è destinato a crescere.

Per usufruire della possibilità di finanziare la propria formazione manageriale, è necessario essere aderenti al fondo. Al Fondo possono aderire aziende di ogni settore con almeno 1 dirigente in organico.

 

L’adesione è semplice e richiede pochi passaggi: occorre entrare nella sezione “Denuncia Aziendale” dell’UNIEMENS e cliccare sul tasto di adesione, inserendo il codice FDIR oltre al numero di dirigenti interessati al versamento. Da questo momento in poi, ogni mese lo 0,30% della retribuzione lorda dei dirigenti viene trasferito dall’INPS a Fondirigenti e potrà essere utilizzato dall’azienda aderente per finanziare la formazione manageriale.

L’adesione può essere eseguita in qualsiasi periodo dell’anno ed è una tantum. Il 70% delle somme versate alimenta il “conto formazione, un salvadanaio che l’azienda potrà liberamente utilizzare per finanziare la formazione.

Fondirigenti non organizza direttamente corsi di formazione ma finanzia i piani formativi presentati dalle aziende aderenti. In questo modo ogni azienda potrà scegliere che formazione fare e a quale fornitore affidarsi.

Quali tipi di piani formativi si possono finanziare?

Come finanziare la Formazione manageriale - puzzle colorato

Si possono finanziare piani aziendali singoli destinati alla formazione dei dirigenti di un’impresa oppure piani di gruppo, per dirigenti di imprese facenti parte di un gruppo.

Il procedimento è semplice: basta compilare il form on-line con il piano formativo direttamente nell’area riservata della piattaforma di Fondirigenti. Entro pochi giorni arriverà l’approvazione e si potrà avviare la formazione. Il finanziamento avviene al termine del percorso formativo, sulla base dei costi realmente sostenuti e in funzione delle risorse a disposizione sul conto formazione.

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Oltre al conto formazione le aziende possono presentare piani formativi rispondendo ad avvisi . In questo caso occorre rispondere ai bandi che Fondirigenti pubblica periodicamente per lo sviluppo di competenze su determinati temi (es. Industria 4.0, internazionalizzazione, ecc.). Nel caso di avvisi, si attiva una procedura di selezione pubblica, con una commissione esterna di valutazione. Per questo motivo non tutti i piani saranno finanziati, ma solo quelli che avranno i punteggi più alti in funzione dei criteri di valutazione fissati negli stessi avvisi.

 

4Lug 2018

La formazione del manager in ottica Industry 4.0

Salerno, Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura

Un milione di euro di investimenti in formazione per dirigenti disoccupati in Campania, di cui 316 mila solo a Salerno. Sono alcuni dei dati presentati da Carlo Poledrini, presidente di Fondirigenti, intervenuto alla tavola rotonda organizzata da Federmanager Salerno presso la Camera di Commercio, tenutasi il 29 giugno, dal titolo “La formazione del Manager in ottica Industry 4.0”.

L’appuntamento ha rappresentato un’occasione di promozione dell’impegno di Fondirigenti per l’innovazione delle competenze del management, con una panoramica aggiornata degli utilizzi, da parte di manager e imprese del territorio.

“A livello nazionale – illustra Poledrini – abbiamo stanziato per quest’anno oltre 12 milioni di euro per la formazione e il ricollocamento dei manager, per 884 piani formativi. Fondirigenti ha dedicato ingenti risorse all’asset digitalizzazione, investendo nel solo biennio 2016-17, circa 16 milioni di euro, destinando alla formazione 4.0 i finanziamenti degli ultimi Avvisi con importanti risultati: 2.500 dirigenti coinvolti, 1.100 piani approvati, 180 mila ore di formazione.”  Abbiamo investito  – conclude il Presidente – 2,7 milioni di Euro in una serie di iniziative strategiche promosse direttamente dal Fondo in collaborazione con i Soci sui temi della cultura digitale (Digital Innovation Hub, Check up aziendali e In-formazione), dei Rapporti alta formazione/imprese, della Riqualificazione professionale e delle Start up. Le 20 iniziative attivate coinvolgono oltre mille dirigenti in nove regioni italiane e nel settore della meccanica”.

 

 

 

2Lug 2018

Le nuove skill del mondo manageriale

La digitalizzazione e la globalizzazione hanno radicalmente cambiato il contesto imprenditoriale ed organizzativo, introducendo nuove skill nel mondo manageriale, dalle quali non si può prescindere.

Le competenze tradizionali non sono più sufficienti a gestire dinamiche sempre più rapide e complesse, che necessitano chiavi di lettura differenti rispetto al passato. Ma quali sono queste skill? E come è possibile svilupparle?

Leadership e abilità comunicative

La capacità di condurre un team, un’azienda o un’organizzazione è da sempre un requisito indispensabile per garantire la sostenibilità di qualsiasi realtà, sia nel campo dei servizi che in quello commerciale.

Connettività - Condivisione - fili di lana intrecciati

Il rapporto tra dipendenti e manager, può oggi beneficiare di strumenti innovativi, che possono essere utilizzati per monitorare le prestazioni e la soddisfazione del team. Il feedback da parte del personale può essere raccolto in maniera veloce, regolare ed immediato, per poi essere analizzato efficacemente al fine di proporre eventuali cambiamenti. Sarà compito del manager comunicare in modo assertivo per impostare un dialogo costruttivo e coinvolgere i collaboratori in occasione dell’adozione di nuove strategie.

Nell’ambito delle nuove skill del mondo manageriale, la leadership non deve essere intesa alla stregua di un “potere” gerarchico da imporre univocamente, ma come l’abilità di guidare, ispirare e fornire le motivazioni indirizzate al cambiamento. Un buon leader deve quindi saper ascoltare, gestire gruppi, gratificare le prestazioni migliori e analizzare costruttivamente eventuali errori.

Le nuove competenze interculturali

In un contesto sempre più globalizzato e competitivo, è fondamentale disporre di conoscenze aggiornate, e per questo occorre effettuare uno “scouting” a livello internazionale.

Le nuove skill del mondo manageriale - barche di carta - azzurre

Non è raro che un’azienda che voglia innovare ricorra a professionisti provenienti da diversi Paesi e da diverse culture. La diversità culturale è una dimensione che caratterizzerà sempre più lo scenario imprenditoriale e il management.

I manager del futuro dovranno essere dotati di nuove abilità per interagire efficacemente con queste differenti culture: non solo dovranno possedere abilità linguistiche (già oggi la sola conoscenza dell’inglese non è più sufficiente), ma avranno la necessità di comprendere il background culturale dei collaboratori, al fine di facilitare la cooperazione, l’efficienza e la produttività.

Inoltre, in vista del necessario maggiore inserimento delle donne nel mercato del lavoro, sarà doveroso sviluppare una sensibilità nei confronti delle questioni di genere, sia dal punto di legale che gestionale.

Gestire un team da remoto

Le nuove skill del mondo manageriale - kayal a 4 posti

In passato, le interazioni in campo professionale avvenivano principalmente in modalità diretta, nel luogo di lavoro (ufficio, fabbrica, azienda), o tramite telefono e via posta.

Nell’ultimo ventennio internet ha rivoluzionato il modo di gestire le attività lavorative, fatto che ha introdotto nuove skill. Va da sè che un buon manager deve essere anche competente dal punto di vista informatico, al fine di gestire efficacemente gruppi di lavoro composti da professionisti sparsi in tutti gli angoli del pianeta.

Le qualità di leadership devono essere combinate con la capacità di coordinare un team utilizzando strumenti digitali, come video conferenze, creazione di documenti online, archiviazione su cloud, ecc. A questo si aggiunge la familiarità con i software per la realizzazione di strategic plan, per monitorare e valutare il raggiungimento degli obiettivi e per sviluppare progetti, richieste di finanziamento e piani finanziari.

Tutte queste attività richiedono un perfetto coordinamento di ogni membro del gruppo di lavoro, che dovrà essere coinvolto abilmente dal project manager.

La possibilità di lavorare online non esclude tuttavia la necessità di incontrarsi di persona, ed in questo caso un buon dirigente non può limitarsi alla sola gestione da remoto dal suo ufficio. La mobilità internazionale è diventata un fattore imprescindibile, specialmente in ambito commerciale, per cui un manager moderno deve essere disposto a viaggiare spesso, coordinando gli spostamenti e le permanenze fuori sede con le attività in loco.

 

25Giu 2018

Ricomincio da … 4: le competenze in materia di sicurezza informatica

La digitalizzazione dei processi produttivi introdotta da Industria 4.0 è da tutti considerata la principale evoluzione che potrà consentire alle imprese maggiori livelli di efficienza e di produttività, ma spesso tali vantaggi sono posti in secondo piano dal rischio di una maggiore vulnerabilità dei processi stessi che, in quanto connessi alla rete, possono essere vittime di attacchi informatici.

Le competenze necessarie sono molto diverse a seconda del livello di digitalizzazione delle imprese. In quelle più digitalizzate e di dimensione medio-piccola è richiesto spesso il supporto di soggetti esterni chiamati in primo luogo a progettare un sistema di sicurezza informatica sulla base dell’infrastruttura IT che governa i processi e in secondo luogo, a monitorarne l’andamento e a risolverne i problemi. Il livello di specializzazione richiesto infatti richiede spesso la presenza di profili con elevate competenze, il cui costo può risultare elevato per imprese di piccole dimensioni.

L’articolo analizza le principali competenze richieste in materia, ed è disponibile su Ricomincio da 4, l’iniziativa di Fondirigenti, Federmeccanica e Federmanager per guidare le aziende nell’evoluzione in Industria 4.0 e Impresa 4.0.

Leggi l’articolo su #Ricomincioda4

 

20Giu 2018

Readiness Industria 4.0: indagine sulle imprese emiliane

Proseguono le attività di Readiness Industria 4.0, l’iniziativa di analisi e sperimentazione di programmi di sviluppo delle competenze, a supporto della trasformazione digitale nei territori di Parma, Piacenza e Reggio Emilia da Federmanager e da Confindustria, e realizzata da Cisita Parma, in qualità di capofila, assieme a CIS (Reggio Emilia) e Forpin (Piacenza).

Sono in corso di realizzazione i case studies per ricostruire le prassi eccellenti di trasformazione digitale seguite dalle imprese della meccanica industriale attive nella produzione di macchinari e impianti e in particolare, imprese dell’impiantistica alimentare, delle macchine utensili e degli impianti di automazione a robotica, della meccatronica e delle macchine agricole e movimento terra.

I primi risultati dell’indagine fanno emergere un focus prevalente degli investimenti 4.0, da un lato sull’integrazione verticale dei processi interni, come naturale sviluppo delle tecnologie di automazione e dei sistemi informativi aziendali, dall’altro in favore dell’innovazione del prodotto aziendale in una logica “digital first” (personalizzabile, abilitato a continuo aggiornamento e con elevato contenuto di servizio per l’utilizzatore).

Il tema della cybersecurity emerge tra le scelte d’investimento delle imprese più mature dal punto di vista digitale. Oltre all’investimento in tecnologie relative a Industria 4.0, appaiono considerati e talvolta intenzionalmente pianificati – anche i cambiamenti che intervengono sul sistema socio-tecnico della fabbrica e nel lavoro d’ufficio, con attenzione crescente al problema delle nuove competenze richieste ai lavoratori.

Info: www.cisita.parma.it

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