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5Feb 2019

Il manager del futuro: il contributo di Enrico Cereda, Presidente e AD IBM Italia (6)

Sessantacinque, la percentuale di studenti che, secondo il World Economic Forum, sta studiando per una professione che in futuro non ci sarà più o sarà notevolmente mutata; Venticinque, la posizione che l’Italia occupa, secondo la Commissione europea, nella graduatoria DESI, Digital Economy and Society Index, su 28 paesi dell’Unione.

Bastano questi due numeri a descrivere lo scenario con cui dovrà confrontarsi la classe manageriale italiana in questi e nei prossimi anni. Uno scenario che delinea, in estrema sintesi, un cambiamento epocale che ruota attorno a nuove ed esponenziali tecnologie come intelligenza artificiale, blockchain, internet delle cose e quantum computing. Adottare consapevolmente le nuove potenzialità che ci vengono offerte, accompagnandole con etica e responsabilità, pianificare al meglio un passaggio generazionale che vedrà i millennials di oggi prendere la leadership del sistema Paese di domani, sono alcune delle sfide che dovranno essere affrontate e vinte. Ma come?

 

Ci sono due aspetti fondamentali da considerare: quello culturale e quello emotivo. Sono strettamente connessi e possono essere entrambi ritrovati in quelle discussioni che talvolta si concentrano sulle paure di un mondo futuro governato da macchine dotate di intelligenza capaci di soppiantare e mettere in secondo piano l’uomo e la sua razionalità. Si tratta di ragionamenti imperniati su un’emotività gravata da pessimismo e preconcetti, con l’influenza di una mentalità che invece di accettare i benefici della trasformazione digitale si aggrappa ad una cultura che fa fatica a fare i conti con la realtà. Progresso e innovazione, dall’ideazione della scrittura fino all’arrivo dei calcolatori elettronici, hanno sempre avuto lo scopo di renderci la vita più semplice, potenziando le nostre capacità. Non possiamo ignorare che le applicazioni della tecnologia possono essere positive o negative, ma dobbiamo prendere atto che questo dipende in larga parte dal nostro comportamento.

Leggi la versione integrale del contributo di Enrico Cereda