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15Apr 2019

Il manager del futuro: il contributo di Paola Testa,  Partner EY

La nuova generazione di manager dovrà prepararsi a gestire Intelligenze eterogenee e completamente differenti da quelle attualmente sviluppate. La principale sfida del leader del futuro non sarà la gestione delle Intelligenze Artificiali, ma la gestione delle nuove Intelligenze Umane: creativa, culturale ed emotiva, selettiva.

È ormai noto come le nuove tecnologie stanno modificando e muteranno radicalmente entro i prossimi due anni i modelli di business, le professionalità e la struttura delle organizzazioni; oltre il 40% delle attività attualmente gestite sarà automatizzata, conoscenza tecnico‐settoriale e abilità transazionali diventeranno presto commodities, il 65% delle professioni non esisterà più etc.

Ciò che vale la pena di mettere sotto i riflettori oggi è come le nuove tecnologie stanno modificando l’Intelligenza Umana e come, di conseguenza, i manager del futuro dovranno modificare comportamenti e attitudini manageriali.

Per ancora qualche decade, infatti, l’Intelligenza Umana sarà necessaria e non completamente sostituibile da quella artificiale; di certo sarà però di natura differente a quella che siamo abituati a gestire oggi.

Un secolo fa, Albert Einstein affermava “Non è che io sia così intelligente, è solo che rimango con i problemi più a lungo”. Due capacità distintive del futuro saranno curiosità, memoria e concentrazione. Suona rétro? Le comunità accademica e imprenditoriale convengono che la classe manageriale del futuro non potrà esimersi dal coltivare la creatività come tratto manageriale distintivo.

In un mondo altamente tecnologico, in cui la routine verrà gestita da robot e l’intelligenza artificiale sostituirà la limitata capacità tecnica umana, il contributo manageriale non potrà che essere strategico, di coordinamento e di risoluzione di problemi complessi attraverso soluzioni creative.

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