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28Nov 2018

Industry 4.0, le competenze più richieste

L’avvento dell’Industria 4.0 sta producendo importanti cambiamenti nelle imprese, che dovranno affrontare gli impatti di questo fenomeno che riguarderanno tutti i livelli, da quello interno, che attengono all’organizzazione aziendale, al modo di relazionarsi con il cliente sul mercato. La connessione tra interno ed esterno dell’azienda diventa sempre più cruciale, e i tradizionali confini tra unità organizzative sono destinati ad essere sempre più sottili.

A tal proposito, una grande innovazione riguarda la gestione dei flussi di informazione, in quanto attraverso l’analisi dei big data, si può avere accesso a dati in grado di configurare per il cliente prodotto, produzione, comunicazione, pricing e vendita, coprendo end-to-end tutte le fasi della customer experience. Tuttavia, avere a disposizione una gran mole di dati non è di per sé sinonimo del successo di un’impresa né di un automatico aumento di produttività.

Al contrario, paradossalmente, un eccesso di volumi di informazioni può portare ad una diminuzione della produttività se l’organizzazione e le persone non sono pronte o in grado di gestirlo. Risulta quindi fondamentale avere a disposizione manager con competenze di data scientist in grado di selezionare i dati più significativi e interpretarli in ottica strategica.

L’importanza dell’intelligenza sociale

Un’altra importante skill da sviluppare in ambito 4.0 è l’intelligenza sociale. Per raggiungere dei risultati rilevanti in termini di business e di produttività non sarà sufficiente incrementare l’intelligenza delle cose (Internet of Things), ma sarà necessario aumentare l’intelligenza delle organizzazioni, intesa come intelligenza cognitiva, ma anche intelligenza sociale. La sfida riguarderà la necessità di formare nuove competenze professionali, ma soprattutto la capacità delle organizzazioni di saperle aggregare in modo organico e produttivo. In merito a ciò, la principale problematica riguarda la capacità delle aziende di gestire queste nuove competenze, e di integrarle nel proprio sistema organizzativo e nella propria cultura aziendale.

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La collaborazione ibrida tra uomo e tecnologia

Un altro scenario importante dell’Industry 4.0 è rappresentato dalla collaborazione ibrida tra uomo e tecnologia. Anche nel caso della sola automazione, si richiede sempre che siano le persone a progettare e a ultimare il lavoro. Se nelle precedenti rivoluzioni industriali la tecnologia ha sostituito il lavoro fisico dell’uomo, oggi la tecnologia è chiamata a sostituire (almeno parzialmente) il lavoro mentale e ad aumentare la capacità di analisi delle persone, per agevolare o migliorare i processi decisionali, arrivando a predire cosa può interessare o soddisfare maggiormente il cliente. A tal proposito, le competenze da sviluppare riguardano la progettazione e la pianificazione integrata sia di prodotto, sia di processo, che presuppongono la conoscenza della tecnologia e in particolare l’abilità nella gestione di software avanzati.

L’Industry 4.0 è fondata sull’interazione tra figure professionali molto differenti: si spazia dai programmatori, a ingegneri di diversa estrazione (di produzione, meccanici, informatici) ai tecnici di automazione, di produzione, in un flusso che metta in connessione l’ICT con i sistemi cyber fisici con la produzione reale. Questo da un lato si traduce in una spinta verso la specializzazione, ma dall’altro presuppone una maggiore interdisciplinarietà in azienda, in una gestione in grado di sostenere logiche di inclusione di risorse umane con professionalità molto diverse, che vanno dallo statistico, al ricercatore sociale, al programmatore di software analitici: ruoli diversi, ma anche orientamenti culturali differenti, che devono lavorare insieme in un sistema integrato.

Il passaggio verso strutture organizzative più orizzontali, verso la condivisione di informazioni, e con processi decisionali più agili richiede un importante investimento non solo sulla tecnologia abilitante per collegare software, hardware e persone, ma soprattutto sul modo di lavorare delle persone e sulla cultura organizzativa sottostante. La flessibilità e l’integrazione delle competenze diventano la base per la costruzione di un vantaggio competitivo sostenibile.