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6Mag 2019

La bioeconomia: un nuovo modello di sviluppo

Il grado di inquinamento e depauperamento del pianeta, l’innalzamento globale della temperatura, l’aumento demografico hanno obbligato ad una presa di coscienza le maggiori economie mondiali.

Se per qualche secolo si è puntato sulle capacità di resilienza della Terra ritenendole infinite, oggi si è giunti alla conclusione che in tutti settori si debba arrivare ad una revisione dei processi produttivi per andare verso un’economia più sostenibile.

Che cos’è la bioeconomia

Con il termine bioeconomia si intende un’economia basata sull’utilizzo sostenibile di risorse naturali rinnovabili e sulla loro trasformazione in prodotti come alimenti, mangimi o bioenergie.

La bioeconomia ha un altissimo potenziale innovativo per settori tradizionali come l’agricoltura o la pesca e tra i suoi motori principali ha le biotecnologie industriali, che – secondo uno studio dell’Ocse – nel 2030 rappresenteranno nei Paesi sviluppati il 35% dei prodotti chimici e industriali, l’80% dei prodotti farmaceutici e per la diagnostica e il 50% dei prodotti agricoli.

Il 4° principio della termodinamica

Già negli anni ‘60 l’economista Nicholas Georgescu-Roegen nutriva grosse riserve rispetto al concetto di crescita illimitata e sosteneva che la materia, alla pari dell’energia, non scompare ma si degrada sempre più (“Matter matters too”), fino a diventare non più utilizzabile in attività economiche future o comunque utilizzabile soltanto con un alto dispendio di energia.

Il processo secondo cui da un livello di entropia più o meno basso dal quale l’uomo ricava beni ed energia, questi restituisce all’ambiente le stesse risorse ma ad un grado di entropia superiore e con una minore possibilità di riutilizzo, è stato definito provocatoriamente “4° principio della termodinamica” da Georgescu-Roegen e sancisce di fatto una pericolosa scarsità delle risorse per le generazioni future.

L’economia mondiale è dunque obbligata a tener conto dei limiti ecologici, dei tempi di rigenerazione degli ecosistemi, delle esigenze degli equilibri naturali e dei periodi biologici, geochimici e climatici. La risposta è un nuovo modello di produzione sostenibile e rinnovabile, che rispetta l’ambiente e trova nuovi metodi per ottenere risorse senza distruggere materia ed energia.

La sinergia tra i comparti e il volano per l’occupazione

Una produzione sostenibile prevede l’impiego sinergico delle moderne tecniche di bioingegneria e delle bioenergie con i settori tradizionali quali l’agricoltura, la pesca e l’allevamento.

Già all’inizio del ciclo di vita produttivo occorre concentrarsi sulle possibilità di recupero e trasformazione di materia ed energia utilizzate.

Un esempio semplice ma indicativo è quello di un imballaggio di cartone, che può essere assemblato in modo da poter essere recuperato per una futura occasione di utilizzo, distrutto e disperso nell’ambiente dopo averne prelevato il contenuto.

La sinergia tra comparti produttivi e l’utilizzo di tecnologie sempre più innovative fanno della bioeconomia un volano per l’occupazione. Già nel 2009 in Europa il settore bioeconomico registrava un valore aggiunto di oltre 1.000 miliardi di euro, un giro d’affari di oltre 2.000 miliardi di euro e quasi 21,5 milioni di occupati.

Insieme per affrontare sfide globali

Per il futuro la bioeconomia ha di fronte sfide che coinvolgono tutto il pianeta: dalla lotta ai cambiamenti climatici per salvaguardare la Terra allo sfamare una popolazione che tra 30 anni raggiungerà i 10 miliardi di individui, fino ad arrivare alla produzione di nuovi farmaci, il tutto attraverso metodi ecosostenibili e in armonia con l’ambiente.

Per affrontare problemi globali di questa portata serve un cambiamento radicale dei processi produttivi, anche attraverso nuove normative che possano stimolarlo e favorirlo.

La strategia decennale “Europe 2020” e il programma di finanziamento “Horizon 2020”, entrambi proposti a livello di Commissione europea, vanno proprio in questa direzione, perché puntano a creare condizioni favorevoli per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva.

Nel contempo, anche la ricerca universitaria deve essere orientata verso la collaborazione internazionale con un approccio pluridisciplinare e interconnesso sui temi della bioeconomia.