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9Ago 2019

D20 Leader, concluse le selezioni: i 50 partecipanti alla prima edizione

L’ultima fase delle selezioni per il progetto D20 Leader si è finalmente conclusa, i 50 giovani scelti hanno appena saputo che a settembre, per loro, inizia una nuova avventura.
Hanno un’età media inferiore ai 25 anni, 4 su 10 sono donne, vengono per il 52% dal Nord Italia, per il 24% dal Centro, per il 22% da Sud e isole e c’è anche un partecipante proveniente dall’Estero.

In larga parte si tratta di giovani già laureati (58%) e di studenti (32%), ma c’è anche chi aveva un’occupazione e ha deciso di lasciarla per partecipare a questo percorso.
Se in molti frequentano o hanno frequentato corsi di laurea in Scienze politiche, Giurisprudenza ed Economia (46%), non mancano gli ingegneri (12%), chi viene dal mondo della comunicazione e del marketing (10%), delle lingue (12%) e chi ha studiato Lettere, Filosofia, Storia o Beni culturali (8%), Scienze (8%) e Design (4%).

Assessment di gruppo

 

Un feedback ai non selezionati

I candidati che non hanno superato questo ultimo step, oltre a portarsi a casa l’esperienza formativa di una giornata di colloqui di gruppo e individuali, hanno già ricevuto un feedback, elaborato dagli assessor, sulle loro performance. “Nel processo di selezione – spiega Bruna Nava, psicologa del lavoro che ha guidato l’assessment – abbiamo valutato ogni ragazzo in base a 4 macroaree di competenza, evidenziando punti di forza e di debolezza”. Ad ogni partecipante non selezionato è stata poi inviata una video-pillola formativa di qualche minuto incentrata sulla macroarea risultata più carente. “Spieghiamo cos’è la competenza, a cosa serve nella vita lavorativa – continua Nava -diamo qualche indicazione su come viene osservata nei contesti di selezione, in modo tale che i ragazzi possano avere qualche arma in più da sfruttare in futuro”.
Le 4 aree individuate fanno riferimento a: competenze di tipo emotivo; competenze cognitive, come la capacità di analisi e sintesi e di sviluppare un pensiero creativo; competenze di azione, ossia la capacità delle persone di mantenere un impegno e di assumersi responsabilità senza delegare ad altri; all’intelligenza sociale, il saper stare in gruppo, la capacità di negoziare e di esercitare un’influenza nel dialogo con gli altri.
“Hanno partecipato tutti ragazzi di grande valore, selezionarli è stato molto difficile. Ora è importante per noi restituire loro la sensazione di avere del potenziale da sviluppare, fargli capire che questo è stato un passaggio e che ce ne saranno degli altri in cui riusciranno a raggiungere i loro obiettivi” conclude la psicologa.

 

D20 Leader al via a settembre

Appuntamento il 23 settembre a Pratolino, vicino Firenze, per il primo giorno di incontri che dà il via alla fase residenziale di D20 Leader: otto settimane di formazione su mega trend, innovazione, sviluppo sostenibile, governance e soft skill. A fine ottobre viaggio in Israele alla scoperta dei centri dell’innovazione più all’avanguardia, a metà novembre tappa a Bruxelles e Lussemburgo per conoscere da vicino le istituzioni europee. Il percorso si concluderà con tre mesi di project work in azienda per mettere in pratica le competenze acquisite nel periodo precedente.

8Ago 2019

Nuove competenze digitali per manager del settore agroalimentare di Parma

Favorire l’introduzione e l’applicazione di tecnologie digitali abilitanti per l’integrazione orizzontale della filiera agroalimentare. Aiutare cioè le piccole e medie imprese del settore a scambiarsi dati tra i loro, in maniera affidabile, veloce e sicura. Nasce con questo scopo il progetto realizzato a Cisita Parma in collaborazione con Fondirigenti e promosso da Fermanager e Unione Parmense degli Industriali che si propone anche di individuare specifiche competenze professionali che i manager possono mettere in campo per accompagnare questa trasformazione. Ne abbiamo parlato con Claudio Biasetti, responsabile della ricerca.

Dott. Biasetti, di che tipo di tecnologie parliamo?
Di quelle che favoriscono l’acquisizione e lo scambio dati, la cosiddetta IoT (Internet of Things, ossia una sorta di mega network in cui tutti gli oggetti che ci circondano sono connessi alla rete e interconnessi tra loro), a partire dalla sensoristica, dai sistemi di acquisizione e trattamento dati. Riteniamo che, anche sulla base di precedenti ricerche, non si tratti tanto di individuare competenze sull’utilizzo di queste tecnologie, quanto di favorire una loro contestualizzazione all’interno del sistema professionale e di un portafoglio tecnologico già presente nelle imprese. Intendiamo puntare su competenze non solo tecniche ma soprattutto gestionali e manageriali.

Quali risultati vi aspettate di raggiungere?
Vorremmo costruire, sperimentare e validare un programma formativo, disegnare degli obiettivi di apprendimento e un percorso trasferibile e riutilizzabile, per favorire l’acquisizione di queste competenze che andranno ad innestarsi su un profilo pregresso di expertise manageriale già acquisita.

A chi si rivolge il progetto?
I beneficiari saranno anzitutto i dirigenti coinvolti, che porteranno a casa un “pezzo” di esperienza, soprattutto grazie ad azioni dimostrative che organizzeremo direttamente in azienda. Ci auguriamo che per loro possa concretizzarsi anche un ricollocamento al lavoro visto che ci rivolgiamo prevalentemente a dirigenti al momento non occupati. Ma la nostra sfida coinvolge anche le imprese: abbiamo notato, nelle nostre esperienze pregresse, come, soprattutto per le Pmi, i percorsi di trasformazione digitale avvengano attraverso progetti pilota a cui fa poi seguito una messa a sistema. Noi vogliamo essere uno di questi.

 

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7Ago 2019

I frutti del Job Speed Date: l’esperienza di Mattia Piredda in Argiolas

Le occasioni di incontro tra manager e giovani non sono solitamente molto frequenti. Eppure, momenti di confronto come il Job Speed Date organizzato da Fondirigenti in occasione del suo ventennale costituiscono vere e proprie chance di arricchimento reciproco. Un’esperienza formativa in più da inserire nel curriculum, per i giovani che iniziano ad affacciarsi sul mondo del lavoro; la possibilità di conoscere profili interessanti già preselezionati, magari anche apprendendo qualcosa di nuovo su Millennials e Generazione Z, per i manager delle aziende, in un’ottica di reverse mentoring.

Il Job Speed Date di Fondirigenti ha fatto incontrare oltre 70 giovani studenti o neolaureati con 40 importanti imprese che lavorano in Italia. Tra i premi in palio durante la giornata di colloqui serrati c’erano occasioni di formazione sotto forma di stage presso le aziende che hanno partecipato all’evento.

Mattia Piredda, 27 anni, di Sassari, laureato in Economia e management, si è aggiudicato un tirocinio in Argiolas Formaggi, azienda sarda con sede a Dolianova, nel sud della bella isola. “Appena arrivato ho iniziato un percorso sul controllo di gestione costi del personale – racconta Mattia – dopo un iniziale fase di monitoraggio, sono andato a verificare quali miglioramenti potessero essere apportati e quali sprechi tagliati”. Un’attività in linea con il percorso che il giovane aveva già intrapreso grazie a un precedente tirocinio curriculare, svolto in un’azienda sanitaria pubblica.

Successivamente, Mattia è stato affiancato al responsabile amministrativo di Argiolas, Vittorio Tomasiello: “Si è occupato di fatturazione attiva e passiva, dei rapporti con i nostri clienti e fornitori”. L’esperienza in Argiolas si è interrotta un po’ prima del periodo inizialmente fissato perché Mattia ha ricevuto un’altra offerta di lavoro. “Sono sicuro che questo passaggio in Argiolas mi abbia avvantaggiato nel trovare la posizione che ricopro ora – confida il giovane – è stata un’esperienza formativa, che valuto molto positivamente”.

E positivo, sia per Mattia Piredda sia per il dott. Tomasiello, è anche il bilancio della giornata del Job Speed Date: “Se venisse organizzata di nuovo parteciperei volentieri – spiega Tomasiello – sebbene solitamente non troviamo difficoltà nel reperire giovani laureati da inserire in azienda, devo dire che in quell’occasione mi è capitato di incontrare profili di alto livello. Sicuramente il fatto che ci sia stata una preselezione dei giovani a carico dell’ente è stato utile, ci ha permesso di avere già una prima scrematura”. “Il momento della premiazione è stato intenso e molto bello – ricorda Mattia, che conclude – Non avevo mai partecipato a nulla di simile, c’era un’atmosfera diversa rispetto ad altri colloqui di lavoro. La formula era qualcosa di nuovo ed efficace, nonostante il poco tempo a disposizione sono riuscito ad esprimere il meglio di me”.

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5Ago 2019

Un focus sulla logistica del territorio di Parma

Se è vero che il mondo produttivo si sta sempre più adeguando ai moderni processi di datizzazione e digitalizzazione, non ha perso di certo peso e importanza il trasferimento di prodotti e merci fisiche. Oggi la logistica riveste un ruolo strategico fondamentale nel quadro del tessuto industriale di un territorio come quello di Parma. Proprio questo aspetto è al centro del nuovo progetto di Fondirigenti, iniziativa promossa da Federmanager e da Unione Parmense degli Industriali e gestita da Cisita Parma, in collaborazione con la Fondazione ITL (Istituto sui Trasporti e la Logistica). Claudio Biasetti è responsabile di questa ricerca.

Dott. Biasetti, perché un progetto di ricerca incentrato sul settore della logistica del territorio di Parma?

In questi ultimi anni è cresciuto il raggio di spostamento delle merci fisiche e, con esso, sono cambiate in modo sostanziale anche le esigenze di competitività degli operatori del settore. Il nostro obiettivo è ricostruire l’offerta e la domanda di servizio sui flussi logistici del territorio di Parma, dove insistono operatori specializzati e ci sono piattaforme intermodali importanti.
Intendiamo mappare i flussi logistici in entrata e in uscita dalle imprese manifatturiere, capire in quale quantità e qualità si determinano in relazione alle direzioni principali di traffico internazionale e alle soluzioni intermodali (tutto gomma, gomma ferro, cargo). Vorremmo poi individuare i gap di competenze e di capacità che denunciano gli operatori specializzati a fronte di un’evoluzione della domanda che si sta spostando in mercati, come quello asiatico, dove a farla da padrone sono i grandi operatori internazionali.

A chi vi rivolgete con questo progetto?

In primis ai dirigenti e agli imprenditori delle imprese specializzate nell’offerta di servizi logistici, per traguardarne un potenziamento delle competenze di tipo tecnico professionale e manageriale. In modo indiretto anche ai responsabili della funzione logistica delle stesse imprese manifatturiere, che esprimono sul territorio una domanda di questo genere di servizio. Non ultimo, ci sono i responsabili pubblici e privati delle politiche di investimento infrastrutturale, perché ovviamente le capacità degli operatori logistici sono condizionate in positivo e in negativo dalla disponibilità di infrastrutture adeguate.

Proverete quindi a incidere anche sul miglioramento infrastrutturale della zona?

Ci piacerebbe che l’ordine delle priorità degli interventi potesse essere rivisto anche alla luce della mappatura che andremo a realizzare e che ci aiuterà a produrre un piano di adeguamento delle infrastrutture da proporre ai decisori pubblici. Da un lato, quindi, cercheremo di aumentare l’integrazione tra gli operatori specializzati e la manifattura locale. In secondo luogo, intendiamo insistere su quelle che potrebbero essere delle priorità nell’adeguamento infrastrutturale del territorio. Ad esempio, favorire il collegamento tra Parma e il porto di La Spezia, o investire nella Tirreno Brennero, direttrice verso il Nord.

Ascolta la versione podcast dell’intervista

 

2Ago 2019

Innovation manager: chi è e perché è importante per le aziende

Non si può parlare di industria 4.0 e digitalizzazione delle aziende senza tenere in considerazione le figure dirigenziali necessarie per orientare e governare questi inevitabili processi di cambiamento. Tra le nuove professioni c’è sicuramente quella dell’Innovation Manager, che ha proprio il compito di favorire i processi di innovazione e trasformazione digitale.

L’identikit dell’Innovation Manager

Il settore dell’Information and Communication Technology è quello da cui più spesso provengono i “manager dell’innovazione”. In una ricerca condotta dalla Digital Transformation Academy della School of Management del Politecnico di Milano è addirittura il 70% degli Innovation Manager intervistati a provenire dalla Direzione ICT delle aziende. A questo si unisce solitamente una preparazione di natura prettamente economica e gestionale.
Ma sappiamo che l’Innovation Manager può provenire anche dai settori Ricerca e Sviluppo oppure Marketing e Consulenza, perché non c’è solo la dimestichezza con la tecnologia tra le sue competenze.

Ci sono anche capacità più trasversali come:

  • una leadership carismatica
  • l’approccio motivazionale nei confronti dei dipendenti
  • l’efficace gestione dei cambiamenti
  • una mente creativa e sempre aperta alle novità
  • la ricerca continua di nuove opportunità di business
  • l’anticipazione delle tendenze

La professione di Innovation Manager è relativamente giovane nel mercato italiano, ma è in continua evoluzione: se gli Innovation Manager di “ieri” e di “oggi” hanno saputo unire il percorso accademico e professionale ad innate capacità personali, gli Innovation Manager di “domani” possono contare sempre di più su master e corsi universitari che si moltiplicano per rispondere alle crescenti richieste delle aziende.

L’innovation manager: visione e motivazione per coinvolgere il team

Steve Jobs ha incarnato alla perfezione il concetto di “manager dell’innovazione” e con il suo “Stay hungry, stay foolish” ha fatto definitivamente capire a tutto il mondo quanto fosse visionario il suo approccio manageriale: non aver paura della follia creativa e delle continue novità è infatti uno dei tratti caratteristici di chi cerca e governa l’innovazione in azienda. Questa capacità, per essere davvero efficace, deve essere trasmessa a tutti i dipendenti coinvolti nei processi di cambiamento: ogni singolo componente del team deve sentirsi non solo coinvolto e motivato, ma anche portato a cercare sempre l’innovazione e a trasmetterla a sua volta a tutti gli altri, se occorre. Questo vale in particolare per i nativi digitali, che potrebbero ad esempio aiutare a colmare il gap di alfabetizzazione digitale in azienda a prescindere dalle gerarchie e dal ruolo che ricoprono.
Le trasformazioni possono essere però spesso sinonimo di fallimento o frustrazione. Ecco perché l’Innovation Manager deve anche saper tutelare l’azienda e i suoi dipendenti da un eventuale esito negativo dei processi di innovazione.

Innovation manager e industria 4.0 tra presente e futuro

La transizione delle aziende verso un’industria 4.0 porterà l’innovazione in un numero crescente di comparti aziendali. Non governare – o, peggio, rifiutare – l’innovazione e le trasformazioni digitali potrebbe equivalere a consistenti perdite di fatturato. Gli Osservatori Digital Transformation Academy e Startup Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano, in collaborazione con PoliHub, hanno condotto una ricerca che ci dice che solo nel 36% delle imprese è presente una vera e propria Direzione innovazione o una figura esplicitamente dedicata al tema. Ci sono quindi moltissime aziende che devono ancora correre ai ripari.
Nel frattempo, con la Legge di Bilancio 2019 il Governo italiano ha varato un contributo a fondo perduto destinato a coprire parte delle spese sostenute dalle PMI per collaborare con un consulente esperto in “trasformazione tecnologia e digitale”. Si tratta di fatto di un avanzamento del Piano Nazionale Impresa 4.0 che permetterà alle imprese di essere più competitive in un mercato globale digitalizzato.
L’impresa 4.0 è una macchina potente, ma per guidarla serve un pilota vincente. La direzione è chiara: all’Italia servono Innovation Manager che abbiano le capacità e il carisma per traghettare un’azienda classica verso gli orizzonti non così lontani del 4.0.

 

 

30Lug 2019

Digital Innovation Hub: innovazione e ricerca per diventare un’impresa 4.0

Da aprile 2016 la Commissione Europea ha adottato la Comunicazione “Digitising European Industry”. Si tratta di un’iniziativa messa in atto per promuovere i processi di digitalizzazione delle imprese con l’aiuto di una politica industriale orientata al rilancio di investimenti innovativi e alla creazione di un sistema di innovazione che favorisca la collaborazione tra ricerca e industria. L’attuazione operativa del progetto strategico della Commissione è affidata a due reti di soggetti: i Competence Center (CC) e i Digital Innovation Hub (DIH).

I CC sono centri costituiti da almeno un organismo di ricerca e da una o più imprese e hanno l’obiettivo di fornire l’advisory tecnologica soprattutto alle PMI perché possano sperimentare e produrre nuove tecnologie e al contempo accrescere le competenze dei propri lavoratori attraverso la formazione sui temi dell’industria 4.0.

I DIH sono veri e propri “poli di innovazione” che consentono alle imprese di accedere a servizi, strumenti e tecnologie per entrare appieno nel mondo dell’industria 4.0 e sviluppare così progetti di trasformazione digitale. Si avvalgono della collaborazione e delle competenze di attori come come Università, Competence Center, Cluster, Test Lab/Centri di Player Industriali/Servizi ICT, Centri di Ricerca; parchi scientifici e poli tecnologici, Incubatori di Start up, Fab Lab, Investitori, Enti Locali.

I Digital Innovation Hub in Italia: dove sono e cosa fanno

I Digital Innovation Hub sono stati resi operativi in Italia dal Piano nazionale Impresa 4.0 e hanno una dimensione provinciale, regionale o interregionale. Ad oggi sono già 22, dislocati in tutte le Regioni italiane ad eccezione del Molise. La rete nazionale dei DIH è rappresentata nelle sedi istituzionali e nei confronti dei diversi interlocutori pubblici e privati.

La creazione dei DIH non prevede l’utilizzo di fondi provenienti dallo Stato centrale, ma di risorse regionali, provenienti a loro volta da fondi europei o interprofessionali. Altri finanziatori possono essere gli stessi enti locali, le banche o le fondazioni.

Tra le principali attività di un DIH troviamo:
● la creazione di un ecosistema che favorisca l’incontro tra impresa e innovazione a livello territoriale, nazionale, europeo con workshop, visite in azienda, intermediazione, etc.
● le valutazioni di mercato per la fattibilità di un progetto o lo sviluppo di un prodotto
● la trasmissione di competenze e opportunità con consulenza, progetti di ricerca e sviluppo, conferenze, pubblicazioni, etc.
● l’analisi delle tendenze dell’industria 4.0
● la mediazione per l’accesso a finanziamenti

Il ruolo di Fondirigenti tra transizione al digitale e supporto ai Digital Innovation Hub

Fondirigenti, il Fondo interprofessionale per la formazione continua dei dirigenti, supporta da sempre l’innovazione. Negli ultimi anni, con l’avvento del Piano nazionale Impresa 4.0, ha promosso diversi progetti per la trasformazione digitale delle imprese e dei territori, attraverso la leva dello sviluppo delle competenze manageriali.

Con lo strumento delle “iniziative strategiche”, realizzate grazie al dialogo sul territorio con Confindustria e Federmanager, tra il 2017 e il 2018 Fondirigenti ha coinvolto oltre 500 dirigenti e altrettante aziende in 10 Regioni italiane finanziando e monitorando più di 20 progetti. Nel febbraio 2019 è stata presentata una sintesi dei risultati relativi ai progetti finanziati da Fondirigenti, anche con l’obiettivo di raccogliere proposte per le future iniziative di approfondimento e i prossimi “Avvisi” pensati per supportare la formazione 4.0 dei manager italiani.

Oltre all’attività più generale di promozione della cultura digitale, Fondirigenti ha finanziato iniziative che si sono focalizzate in particolare sulla modellizzazione dei Digital Innovation Hub e sulle loro funzioni di supporto al knowledge transfer, nonché sulla valutazione della digital readiness di territori e imprese e sull’individuazione delle competenze necessarie per formare figure professionali pronte a gestire le evoluzioni dell’Industria 4.0.

Le prime iniziative realizzate da Fondirigenti in collaborazione con DIH e CC hanno coinvolto Piemonte, Veneto e Liguria con i seguenti progetti:

– Digital Readiness Assessment, Piemonte.
Questo primo progetto è il risultato di una fruttuosa collaborazione tra Skillab, Confindustria, Digital Innovation Hub e Federmanager Piemonte, il tutto a cura del Politecnico torinese di Torino.
L’obiettivo è stato quello di valutare, attraverso una metodologia di digital readiness assessment, il grado di maturità delle aziende ad investire in progetti di innovazione digitale. Lo step successivo alla ricerca è stato una fase di “industrializzazione” del modello di valutazione con la realizzazione di una struttura di collegamento che potesse fare leva sulle competenze manageriali per accompagnare le imprese nell’evoluzione verso Industria 4.0.

– Conoscere Industry 4.0 per costruire il cambiamento, Veneto.
In Veneto l’iniziativa strategica finanziata da Fondirigenti ha supportato la trasmissione di competenze digitali alle aziende attive nei cluster Smart Agrifood e Sustainable Living delle province di Padova, Verona e Belluno. Attraverso la collaborazione con Confindustria Veneto SIAV sono state implementate una review delle principali famiglie tecnologiche di industria 4.0, una mappatura di 15 luoghi innovativi e la definizione di 5 metodologie innovative di intervento. La ricerca è stata condivisa nelle fasi intermedie
e finali con 15 manager ed esperti.

– Servizi per la modellazione del sistema di Innovazione Territoriale (DIH) delle imprese, Liguria.
In Liguria Fondirigenti ha finanziato e promosso insieme a Confindustria e Federmanager Asdai Liguria la creazione di un modello di innovazione territoriale basato sulla mission assegnata ai Digital Innovation Hub dal Piano Industria 4.0. Dall’iniziativa strategica sono nate due proposte: Smart Experience Factory e #LaMiaLiguria4.0. La prima ha permesso di simulare con un laboratorio dimostrativo i macroprocessi aziendali gestiti attraverso le principali innovazioni digitali, con l’obiettivo di ricavarne buone pratiche. La seconda è un Piano della Regione Liguria che vuole diffondere le tecnologie digitali più innovative tra le imprese del territorio.

29Lug 2019

Le competenze professionali nel settore moda: imprese e formazione a confronto  

In un contesto globale in continua e rapida evoluzione, alcune professionalità scompaiono per far posto ad altre, e vedono cambiare radicalmente le proprie caratteristiche. Una rivoluzione che investe tutti i settori e che necessità una collaborazione attiva fra imprese e sistema formativo, per disegnare i percorsi più adeguati alle nuove figure richieste dal mercato.

Certamente il Sistema Tam (Tessile, Abbigliamento, Moda) è uno dei settori che risente dei maggiori cambiamenti, dove le imprese italiane continuano a riscontrare un elevato mismatch tra competenze richieste e i profili in uscita dal sistema formativo. Questo è particolarmente vero per i profili di tipo artigianale e di manodopera specializzata le cui competenze si sono profondamente modificate nel tempo.

Da queste premesse parte il progetto promosso da Fondirigenti e affidato a Ptclas, una società di consulenza incaricata di effettuare una ricerca sui profili richiesti e sulle professionalità più difficili da reperire, definendo al contempo le modalità formative necessarie a colmare i fabbisogni.

L’iniziativa prevede una serie di focus group e la realizzazione di una survey on-line, rivolta ad un target di 500 imprese italiane, indirizzata agli imprenditori e ai responsabili delle risorse umane, per individuare le professionalità richieste di qui a cinque anni, indicando eventuali difficoltà di reperimento, con particolare attenzione alle figure tecniche intermedie, quelle con le migliori prospettive occupazionali e più difficili da reperire.

I risultati della ricerca verranno diffusi tramite work-shop di confronto territoriali, con il coinvolgimento attivo dei manager e imprenditori del settore, e si concluderanno in autunno, in un convegno finale di diffusione dei risultati della ricerca.

Info: Ptclas

 

 

 

 

 

 

 

26Lug 2019

Fondirigenti punta sui giovani: i frutti del Job Speed Date

“Spero che questa esperienza sia il mio trampolino di lancio”. A parlare è Arianna Pepponi, romana, 25 anni, una laurea magistrale in Relazioni internazionali e uno stage di sei mesi in Marazzi (azienda leader nel settore della ceramica) già in tasca. Un’esperienza in cui non si è imbattuta per caso, al contrario, se l’è guadagnata come premio per aver partecipato a un Job Speed Date, una giornata di colloqui di lavoro a raffica: solo sette minuti per dimostrare a chi hai di fronte quanto vali. Su un lato del tavolo, oltre settanta giovani studenti o neolaureati ansiosi di farsi conoscere e di lasciare una buona impressione. Dall’altra parte, 40 manager di 25 tra le principali aziende che lavorano nel nostro Paese.

Il Job Speed Date è stato un evento organizzato lo scorso novembre a Roma da Fondirigenti, per festeggiare i suoi 20 anni di attività. “Per aziende come la nostra queste iniziative sono molto importanti, l’unico momento di incontro dal vivo con molti ragazzi – spiega Luca Gatti, HR manager di Marazzi, che ha deciso di premiare Arianna con il tirocinio – Abbiamo partecipato con grande entusiasmo”.

Arianna è stata inserita nell’area marketing e comunicazione dell’azienda di Sassuolo: “Mi sono occupata della comunicazione web e della gestione dei social media, dell’invio delle newsletter, di digital strategy e piani editoriali” racconta la giovane. Per lei si è trattato del primo contatto con la realtà aziendale: “Ho trovato un ambiente propositivo, che mi ha aiutato a crescere e a superare i miei limiti. Ora sento di poter affrontare con maggior sicurezza il mondo del lavoro, di avere gli strumenti necessari a superare le sfide della quotidianità”. “Siamo un’azienda che affonda le sue radici nella propria storia ma che è anche capace di andare avanti – specifica Gatti – E proprio in questo momento stiamo cambiando tanto, soprattutto nell’area di marketing e comunicazione dove ha fatto lo stage Arianna”.

Il ricordo che la 25enne conserva della giornata del Job Speed Date è positivo: “Per me è stata una grande occasione, un’esperienza molto intensa, era la prima volta che partecipavo a un susseguirsi di colloqui. È stato molto bello il momento in cui sono stata premiata (in foto), lì ho capito che ciò che avevo fatto durante la giornata aveva portato dei frutti”. “Parteciperei molto volentieri ad altre iniziative come il Job Speed Date. In futuro sempre di più aziende come la nostra vorranno e dovranno puntare sui giovani” conclude il manager Luca Gatti.

Siamo andati a trovare Arianna in azienda, qui il reportage.

26Lug 2019

D20 Leader: grande partecipazione, il profilo dei candidati

Ottimi risultati per il progetto D20 Leader, i cui termini per la candidatura si sono chiusi l’8 luglio scorso. A intraprendere la selezione poco meno di ottocento giovani tra i 20 e i 29 anni.

I 120 candidati che hanno superato la prima fase arrivano da tutta Italia: il 49% dal Nord, il 25% dal Centro, il 25% da Sud e isole e il 2% dall’estero. I candidati sono perfettamente distribuiti tra maschi e femmine, mentre l’età media è di poco inferiore ai 25 anni. Quasi il 60% dei giovani è laureato e in molti (il 22%) stanno studiando e indosseranno presto la corona d’alloro. Alcuni hanno continuato gli studi dopo la laurea, con master, altri corsi di formazione o praticantati professionalizzanti. Ci sono poi ragazzi già occupati (18%) che hanno intravisto un’opportunità particolare nel progetto di Fondirigenti.

Tra i percorsi di studio, quasi la metà dei 120 candidati ha affrontato – o già concluso – corsi di laurea in Scienze politiche e Relazioni internazionali, Giurisprudenza, ed Economia. In molti vengono dal mondo della comunicazione e del marketing (15%) e sono diversi anche gli ingegneri (13%). Non mancano poi profili legate alle Scienze (Biologia, Biotecnologia e Medicina), alle Lingue, ragazzi che provengono dalle facoltà di Lettere, Filosofia, Storia e Beni culturali e dal mondo delle nuove tecnologie, dell’informatica e del design.

Parte ora l’ultima fase di assessment individuale e di gruppo per la selezione dei cinquanta giovani talenti che parteciperanno alla prima edizione del percorso formativo, in avvio a partire dalla fine di settembre.

 

Un percorso altamente innovativo

Il percorso formativo previsto, della durata di sei mesi, metterà i partecipanti di fronte alle grandi sfide della contemporaneità, con testimonianze di opinion leader, aziende e organizzazioni internazionali. D20 Leader non è un master o un percorso di specializzazione post laurea o post diploma, ma un luogo in cui coltivare talenti destinati a diffondere energie positive in tutto il Paese.

Si partirà da una prima fase di formazione residenziale, che dovrà fornire ai giovani partecipanti una comune base di conoscenze: dalle soft skills necessarie a un leader, ai principali trend in atto al momento e in futuro, alla capacità di riconoscere potenziali ambiti di azione. La seconda fase prevede uno study tour, occasione per conoscere da vicino la mission e le attività delle organizzazioni internazionali e dei più importanti luoghi dell’innovazione. La fase di project work consentirà poi di mettere in pratica quanto appreso: i partecipanti si potranno cimentare in progetti di innovazione in contesti operativi.

La prossima edizione dell’iniziativa, con ulteriori selezioni, è prevista a partire da gennaio 2020.

Tutte le informazioni saranno disponibili a breve sul sito di Fondirigenti.

25Lug 2019

Laboratori di analisi sulla figura del manager dell’innovazione

Da questa settimana prende avvio la seconda fase del progetto, promosso da Fondirigenti in collaborazione con CIS Formazione, dedicato alla figura dei manager dell’innovazione, rivolto a manager e imprenditori delle aziende della provincia di Reggio Emilia.

Obiettivo dell’iniziativa è quello di indagare sulle competenze, i contesti e i percorsi formativi e esperienziali che possono favorire la formazione dell’innovation manager, una figura sempre più ricercata dalle aziende, per tenersi al passo con l’evoluzione tecnologica e i processi di trasformazione digitale.

L’innovation management prevede l’adozione in azienda, di strumenti che consentono ai manager di cooperare per una comprensione dei processi e degli obiettivi comuni, usando la propria creatività per introdurre in azienda nuove idee, innovazioni organizzative, processi o prodotti, nelle diverse aree di sviluppo.

Oltre alle competenze tecnologiche, l’innovation manager dovrà essere in grado di guidare il cambiamento non solo dal punto di vista tecnico, ma soprattutto manageriale, attraverso l’integrazione degli strumenti tecnologici e organizzativi a disposizione.

Nel corso dei laboratori i manager partecipanti saranno accompagnati nel fare emergere, dal proprio ruolo, gli aspetti indagati e ricercati per la costruzione della figura dell’innovation manager, attraverso il metodo del focus group, finalizzato ad attivare un dibattito interattivo e un confronto tra i partecipanti.

Scopri di più: Link

 

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